Le vendite online stanno uccidendo il commercio diffuso?

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Franco Casali

Franco Casali

Consigliere Comunale per Tu@Saronno
Consigliere Comunale per Tu@Saronno - Membro delle commissioni Bilancio e Patrimonio, Affari Generali e Servizi Sociali, Urbanistica, Trasparenza.

Non sono mai stato contrario ai supermercati. Hanno aumentato e razionalizzato ormai da oltre mezzo secolo l’offerta dei prodotti alimentari, tanto che in un unico punto vendita si trova di tutto, dalla patata al Brunello di Montalcino. Non vedo invece l’utilità dei centri commerciali: generatori di grande consumo di suolo, di concentrazioni di traffico automobilistico, di anonimato e spersonalizzazione delle vendite. Entrambi tolgono lavoro al commercio diffuso, anche se ne generano di nuovo e diverso, corrispondendo di regola quanto previsto contrattualmente ai dipendenti e pagando le tasse dovute.

Quando si parla di commercio on line, di e-commerce, mi chiedo quali benefici porti alla società, e non mi sto riferendo solo alle problematiche di evasione IVA o mancata tassazione dei redditi generati che spesso accompagnano questo tipo di attività. E’ vero che l’e-commerce consente di ridurre i costi di acquisto dei prodotti e permette a chi sta in zone remote e non servite di ricevere a casa quanto serve, ma nel contempo crea lavoro estremamente precario, sfruttato e sottopagato, sia nella logistica dei magazzini, che in quella del trasporto merci. Si richiede a chi vi lavora di essere molto flessibile, dare il massimo per una paga scarsa e senza certezze per il domani.

Anche chi consegna le merci deve sottostare alle condizioni dettate dai distributori on line, sempre di corsa per effettuare consegne per pochi euro. Anche le aziende produttrici per vendere i loro prodotti a questi grandi distributori devono sottostare alle condizioni di chi gestisce questo mercato. Ancora, consegne a domicilio di merci pesanti pochi kg. fatte con furgoni che pesano oltre 30 quintali, con conseguente aumento dei carichi viari, dei consumi di carburante e dell’inquinamento atmosferico per effettuare queste consegne personalizzate.

Chi acquista on line non è necessariamente povero, ma è certamente sedotto da questa modalità di vendita, dove basta un click per spaziare sui prodotti offerti e un altro click per acquistare. In alcuni casi si rischia di diventare quasi acquirenti compulsivi. Un aspetto fondamentale è che il commercio on line tende ad uccidere il commercio locale diffuso e creare quindi disoccupazione nelle piccole attività commerciali. Che ne sarà della vivibilità e sicurezza delle nostre città quando tanti, troppi negozi saranno chiusi? Gireremo i centri città per guardare solo saracinesche abbassate?

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