EMERGENZA LURA: A CHE PUNTO SIAMO E COSA LA POLITICA PUÒ FARE

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Morena Bosaia

Morena Bosaia

Membro della Commissione Mista per la Politica della Casa per Tu@Saronno - Mi occupo anche di riuso, rifiuti, energia e tutela ambientale.

11692716_861490100592590_1382167800941751086_nNe stanno parlando tutti da giorni: il Lura non c’è più! È dalla fine di luglio, infatti, che il greto del torrente è ridotto a un’arida distesa di ciottoli, risalendo la quale è capitato d’incontrare desolanti distese con migliaia di pesci morti, prima che la Provincia li rimuovesse. Già, perché nel Lura i pesci erano tornati ma oggi non sappiamo dire quando li rivedremo, perché l’ecosistema in cui avevano ricominciato a vivere è soggetto a una minaccia che potrebbe essergli fatale.

Ma andiamo con ordine. Innanzitutto, occorre dire che la particolare situazione del Lura fa sì che vada periodicamente in secca. Questo succede in genere ad agosto, quando le fabbriche chiudono, le persone vanno in vacanza e non piove perché il torrente – forse non tutti lo sanno – non ha praticamente più sorgenti autonome ma è alimentato dalle acque provenienti dai depuratori e dalle precipitazioni. Com’è che, invece, ci siamo trovati senza torrente a inizio estate, quando pochi giorni prima era addirittura esondato?

Alcuni partecipanti alla bicicelttata del 28 giugno nei pressi del cantiere di Pedemontana.

Alcuni partecipanti alla bicicelttata del 28 giugno nei pressi del cantiere di Pedemontana.

Per scoprirlo, il 28 di giugno, pochi giorni dopo l’allarme lanciato dall’ex-presidente della Commissione Lura del Comune di Saronno, Alberto Paleardi, Ambiente Saronno Onlus, costola saronnese di Legambiente, ha organizzato una biciclettata per risalire il corso del torrente attraverso le ciclabili del Parco Lura ed andare a vedere le ragioni di questa secca. Le persone presenti hanno potuto costatare una generalizzata scarsità d’acqua corrente prima del cantiere di Pedemontana, tra Lomazzo e Rovellasca, mentre fino a Saronno la poca presente era stagnante. I riflettori, quindi, si sono accesi sul cantiere della grande opera lombarda, già criticata in occasione della distruzione del Bosco della Moronera, ma a oggi, nonostante i sopralluoghi effettuati, non ci sono elementi per individuare nel suo cantiere la causa della scarsità d’acqua.

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Il Lura a Rovello Porro, poco prima del cimitero.

La mobilitazione, però, ha fatto sì che l’opinione pubblica si concentrasse su un tema ambientale come mai visto prima a Saronno, arrivando addirittura al salvataggio dei pesci rimasti nella pozza formatasi in via Tommaseo, riempita artificialmente grazie all’intervento dei Vigili del Fuoco, mossi dall’interessamento di Paleardi e del neo sindaco Alessandro Fagioli. Un semplice palliativo, comunque, che non ha risolto certo le gravi implicazioni che minano l’esistenza dell’ecosistema Lura, testimoniate da diversi drammatici report fotografici che hanno evidenziato sacche con migliaia di pesci morti.

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Il servizio del TGR che parla dell’emergenza Lura.

Arrivata agli onori della cronaca regionale con un servizio andato in onda sul TG Regionale della Lombardia di RAI3 il 2 di luglio, la questione è stata oggetto di altri passaggi, tra cui la richiesta dello stesso Paleardi di un CdA straordinario del Consorzio Parco del Lura rivelatosi poi, per volontà del presidente Giuseppe Cairoli, una riunione informale tenutasi senza la presenza del presidente stesso, cosa che ha generato diverse polemiche fino alla proposta di far uscire Saronno dal Consorzio. Arriviamo quindi a oggi, 14 luglio, in una situazione nella quale gli interventi concreti risolutivi sono stati sostanzialmente zero. Che fare, quindi?

Prima che la Provincia li rimuovesse, erano migliaia i pesci morti lungo il greto del Lura.

Prima che la Provincia li rimuovesse, erano migliaia i pesci morti lungo il greto del Lura.

Intanto occorre prendere atto della situazione. Non esiste una “smoking gun” che possa attribuire la secca del torrente a un fattore preciso, per cui le cause sono ancora da indagare. In questo senso, il Consorzio Parco del Lura potrebbe fare molto per ottenere maggiori informazioni da Pedemontana riguardo al lavori effettuati tra Lomazzo e Rovellasca, sebbene Ambiente Saronno abbia potuto verificare che tutti i progetti siano stati realizzati nel pieno rispetto delle regole. Saronno, però, sarebbe quasi sola in questa battaglia perché i comuni a nord di Rovellasca e a sud di Caronno l’acqua ce l’hanno.

E qui entra in gioco la politica, che può e deve arrivare laddove l’encomiabile lavoro delle associazioni ambientaliste e l’opinione pubblica è costretto a fermarsi.

Noi crediamo che la questione necessiti ancora di approfondimenti precisi perché siamo molto molto lontani dalla sua soluzione. In questo senso siamo ben felici che l’assessore Guaglianone abbia il nostro stesso parere, come possiamo leggere in questa sua recente dichiarazione titolata “Risolta la moria di pesci, ma doveroso informare sulle cause”, ma siamo molto distanti dalla sua visione nel credere che l’emergenza sia cessata e crediamo che il sopralluogo da lui effettuato debba essere solo uno dei primi passi da fare.

Il cantiere di Pedemontana taglia il percorsi ciclabili del Parco Lura, e il torrente stesso, tra Lomazzo e Rovellasca.

Il cantiere di Pedemontana taglia il percorsi ciclabili del Parco Lura, e il torrente stesso, tra Lomazzo e Rovellasca.

Perché l’emergenza è invece ancora in corso e la parte difficile, che arriva adesso, è proprio quella di cui l’Amministrazione deve farsi carico, coinvolgendo gli altri comuni del Consorzio Parco del Lura e le province interessate. Ci aspettiamo, inoltre, considerato che la giunta regionale ha lo stesso colore di quella comunale, un interessamento presso gli assessori Claudia Maria Terzi (Ambiente) e Alessandro Sorte (Infrastrutture), in modo da fare la maggior chiarezza possibile su quanto stia succedendo. Lo chiediamo a mezzo stampa e lo chiederemo se necessario con atti ufficiali, fiduciosi d’incontrare nell’amministrazione leghista un riscontro concreto a riguardo di quell’attenzione al territorio che fa parte del suo programma.

Riconosciamo naturalmente che il sindaco Alessandro Fagioli e l’assessore Giampietro Guaglianone, che si sono dimostrati molto disponibili e pronti a intervenire, in questi giorni, abbiano bisogno di un po’ di tempo per andare a fondo della questione, considerato il loro recentissimo insediamento, ma la sofferenza del Lura, purtroppo, non lascia molto spazio all’attesa: è un’emergenza che va aggredita e risolta adesso, come richiedono i tanti saronnesi che si stanno interessando al problema.

Il Lura a Lomazzo, prima di essere tagliato dal cantiere di Pedemontana.

Il Lura a Lomazzo, prima di essere tagliato dal cantiere di Pedemontana.

In attesa di questi chiarimenti, vale la pena di sottolineare come non basti essere in regola con le normative perché l’impatto di una struttura costruita dall’uomo sia zero. Le leggi non sempre tutelano l’ambiente, rifugiandosi in regolamenti ed eccezioni le cui pieghe possono portare a situazioni drammatiche, persino peggiori di quella che sta interessando il Lura e che potrebbe comprometterne per sempre l’ecosistema. In questo senso, è necessario che l’opinione pubblica non si rassegni e continui a pretendere chiarezza, oggi, e normative più severe, domani. Non dimentichiamo che il percorso per portare il Lura alle condizioni ambientali di un paio di mesi fa, molto migliorate rispetto agli Anni ’80, sono frutto di un lavoro quarantennale che ha richiesto impegno, fatica e risorse da parte del Consorzio, delle associazioni e delle persone che hanno prestato la propria attenzione al Lura.

Questo il quadro. Attendiamo con fiducia di avere maggiori informazioni nei prossimi giorni a riguardo di quello che la nuova giunta vorrà concretamente fare. Ringraziamo tutti coloro che sono costantemente al lavoro sul tema: il salvataggio del Lura passa da questo grande e instancabile impegno.

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