MIGRANTI A SARONNO: L’UNICA RISPOSTA AL TERREMOTO UMANITARIO IN CORSO

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Ale Galli

Ale Galli

Responsabile comunicazione Tu@Saronno
Membro Commissione Sicurezza per Tu@Saronno. Mi occupo anche di mobilità sostenibile e partecipazione, ambiti che vorrei la politica prendesse maggiormente sul serio.

IMAG2877-300x169L’annuncio dato da monsignor Armando Cattaneo durante la via crucis delle scorsa settimana a riguardo dell’apertura di un centro di accoglienza per migranti a Saronno merita senz’altro una riflessione. Quello che dev’essere chiaro, quando si parla di migranti, in questo particolare periodo storico, è che poco contano le distinzioni tra migranti economici e profughi dalle tante guerre che incendiano il Medio Oriente e l’Africa: questo, semmai, riguarderà chi si dovrà occupare delle tante richieste di asilo politico in Italia e all’estero.

Quello che va senz’altro sottolineato, invece, è come sia in corso un vero e proprio “terremoto umanitario” rappresentato da decine di migliaia di persone che decidono di affrontare un viaggio lungo e rischioso, abbandonando la propria terra e la propria famiglia, spendendo migliaia di euro per mettersi in mano a mercanti di uomini senza scrupoli che spesso ne causano la morte, come dimostrano le oltre 4000 vittime nel Mediterraneo negli ultimi 14 mesi.

Usiamo la parola “terremoto” non a caso. Un terremoto non può essere semplicemente “respinto”. Un terremoto ha delle conseguenze che vanno gestite in maniera immediata ed questo quello che sta facendo l’Italia, che per anni si è occupata, da sola, di fronteggiare tra grandi difficoltà un flusso migratorio enorme, prima che l’Europa scoprisse, attraverso l’esplosione della rotta balcanica e di luoghi simbolo come il Bosco di Calais, che la questione andasse affrontata dall’intera comunità.

Purtroppo, le risposte da Bruxelles sono ancora insufficienti, a testimonianza di una qualità politica delle istituzioni europee scadente per visione e capacità operativa. Tuttavia, sono i valori fondanti dell’Europa stessa – che ricordiamo soprattutto a coloro che ne rivendicano costantemente e talvolta in maniera ipocrita le radici giudaico cristiane – a dire che l’accoglienza verso i profughi sia, in questo momento, l’unica opzione possibile.

Questo non significa che si possano aprire i confini a un numero illimitato di immigrati né che i problemi degli italiani debbano passare in secondo piano, ma pensare di potere semplicemente chiudere le porte di fronte a questioni geopolitiche di questa portata vuol dire porsi di fuori dal tempo e non avere idea di che cosa stia accadendo.

Noi, che già mesi fa avevamo proposto l’accoglienza per alcuni profughi siriani a Saronno, siamo ovviamente favorevoli al fatto che la città faccia la propria parte in questo contesto, come del resto è già successo in passato con migranti bengalesi e nigeriani senza che la collettività avesse a soffrirne, nonostante gli strilli di chi annuncia catastrofi.

Dev’essere chiaro come questa sia una delle sfide più importanti dei nostri tempi, che segnerà la nostra società per i prossimi cent’anni. Purtroppo il dibattito è segnato dalla propagazione strumentale di odio, paura e mistificazione della realtà, cosa che rende questa sfida ancora più difficile e densa di ostacoli. Per questo è necessario fare una chiara scelta di campo tra chi semina odio e chi, invece, s’impegna a lavorare per trovare soluzioni concrete che abbiano nei diritti umani un principio fondante. Una scelta che, adesso, anche i saronnesi sono chiamati a fare.

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